“Per sette giorni mangerete pane azzimo, ma prima che giunga il primo giorno

toglierete dalle vostre case ogni lievito; osserverete quindi questo giorno

in tutte le vostre generazioni” (Es 12, 15-17).



Nei giorni precedenti la festività, le donne puliscono profondamente tutta la casa, per preparare poi il pane azzimo, non lievitato, la matzah: gli Ebrei, uscendo di fretta dall’Egitto, non avendo il tempo di fare lievitare il pane, si dotavano del pane del viandante; il lievito, assume così il significato simbolico di tutto ciò che è impuro, e non a caso esiste una certa attinenza tra il termine “hametz”, cibo lievitato, e “hamas”, che significa  violenza: eliminare quindi dalle case ogni tipo di cibo lievitato, indica, simbolicamente, eliminare qualsiasi genere di violenza ed odio ...

La prima sera di Pesach, la famiglia si riunisce per celebrare il Seder, durante il quale viene letta l’Haggadah, il racconto che ritualizza l’uscita del popolo ebraico dall’Egitto.


Sulla tavola, apparecchiata in maniera particolare, sono presenti 3 pani azzimi, per ricordare il pane non lievitato mangiato nel deserto, una zampa d’agnello, il sacrificio pasquale rimasto in vigore fino alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, un uovo sodo che, non avendo spigoli e quindi nè inizio nè fine, simboleggia la vita stessa. Infine dell’erba amara, per ricordare l’amarezza sofferta dagli ebrei in tempo di schiavitù.

Vi è poi del sedano, carpas, che viene intinto in acqua e sale e una coppa destinata al Kiddush, cioè alla santificazione della festa attraverso il vino: un altro bicchiere pieno di vino, è invece destinato al profeta Elia il quale, secondo la tradizione, si aggira  la prima sera di Pesach  tra le famiglie ebree che celebrano il Seder.


Oltre al sacrificio, al maror e alle matzoth, sulla tavola è presente il charoseth, un impasto a base di frutta secca la cui ricetta varia secondo il paese di provenienza, e che simboleggia la malta che gli schiavi furono sottoposti a impastare per fabbricare i mattoni che avrebbero costruito la città del Faraone: qui, durante il Seder, la malta si trasforma in frutto dolce, per ricordare la fine della schiavitù.

I vostri commenti

Bene, ottima la sintesi della culla della tradizione ebraica e di quella cristiana. Sarebbe interessante vedere la continuità tra la cena pasquale ebraica e, in quella, la discontinuità operata da Cristo, il Messia atteso e giunto per la salvezza di Israele.


Mario

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- Per il calendario delle festività ebraiche:


http://www.comunitadibologna.it/index.php?option=com_content&task=view&id=495


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  2. -www.LeonNeal.com