E’ chiaro che la limonaia non è altro che un pretesto per rappresentare quella distanza che caratterizza i due popoli e nella narrazione del film si delinea però il loro avvicinarsi attraverso il sottile scambio di sguardi provenienti dalle due abitazioni, tra Salma e Mira, la moglie del ministro; a mano a mano che la storia viene narrata, emerge sempre più forte, una sorta di sentimento di comprensione tra le due donne e la solidarietà che si instaura sfocia poi, concretizzandosi,  nella presenza in tribunale di Mira, durante la discussione della causa per l’espropriazione del terreno.

Lungo tutto il racconto del film, la diversità dei due popoli viene continuamente sottolineata e nello stesso tempo emerge, da parte del regista, la volontà, per altro qui impossibile da soddisfare, di vedere finalmente quella possibile unione diventare realtà: le due figure femminili sono, sia per cultura, che per provenienza geografica, profondamente diverse: l’una è una donna semplice la cui vita scorre quotidianamente attraverso gesti e azioni che si ripetono (assistiamo spesso alle scene dei suoi risvegli), l’altra, è dedita all’organizzazione di ricevimenti e passa il suo tempo davanti al computer; ma è forte, tra loro, la voglia di avvicinarsi e conoscersi...



Il recinto costruito intorno al giardino di limoni, le scene di coprifuoco, le incursioni dell’esercito israeliano nelle abitazioni, la lettera


di avviso del ministro a Salma di sradicare il terreno scritta in ebraico, una lingua per lei indecifrabile, non fanno altro che insistere sulla distanza infinita fra due culture profondamente diverse; così come i limoni iniziano a soffrire e a cadere senza le cure amorevoli di Salma, così lei stessa diventa vittima del potere politico con il quale tenta di lottare:



... il suo tentativo di rendersi libera, è il tentativo del suo popolo ...

E il finale del film è ancora più forte ed intenso: la distanza tra Israele e Palestina diventa quel “muro” di cemento armato alzato fra le due abitazioni, una barriera indistruttibile tra due culture in continua lotta...


  E’ vero che Salma non è riuscita ad ottenere ciò che desiderava e a vincere la sua battaglia legale, ma é anche vero che in questa guerra, qualcuno, rappresentato qui dalla figura del  primo ministro, è rimasto solo, nella sua immensa casa e, di fronte, l’unico spettacolo che gli si presenta ...



... una barriera di cemento...

... parlando di Salma...



Hiam Abbass, la bravissima interprete femminile di Salma, è nata a Nazareth e ha lavorato nei teatri israeliani; si trasferisce poi a Parigi, dove si dedica al cinema.

Nel 2002 diventa la protagonista di “Satin rouge”, un film di Raja Amari





e nel 2004 interpreta “La porte du soleil” di Yousry Nasrallah.


Ma l’attrice diventa conosciuta proprio sotto la regia di Eran Riklis con “La sposa siriana” sempre nel 2004; seguono “Munich” di Spielberg, “Paradise now” di Hany Abu-Assad nel 2005, “Il mio amico giardiniere” di Jean Becker nel 2007, quindi, nello stesso anno “Disengagement” di Gitai e nel 2008 “La fabrique des sentiments” di Jean-Marc Moutout,  seguito da “The visitors” (“L’ospite inatteso”) di Thomas McCarty.

Titolo originale: “Lemon Tree”

Nazione: Israele, Germania, Francia

Anno:  2008

Genere:  Drammatico

Durata:  106'

Regia:  Eran Riklis

Cast:  Hiam Abbass, Doron Tavory, Ali Suliman, Rona Lipaz-Michael, Tarik Kopty, Amos Lavi, Amnon Wolf, Smadar Jaaron, Danny Leshman, Hili Yalon



Scheda del film





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