“ ... non si vede bene che con il cuore.

L’essenziale è invisibile agli occhi ...”

un film di Mark Osborne

Del resto è risaputo che l’opera letteraria dello scrittore e aviatore francese non sia propriamente un’opera per ragazzi e che i suoi molteplici significati e metafore siano indirizzate all’essere umano già adulto. Ma torniamo al nostro film.

Concedere un’ora e ventisei del proprio tempo alla ditta Zalone/Nunziante/Valsecchi è come dare le chiavi di casa in mano al ladro, prestare un coltello a Jihadi John e chiedergli di tagliare una cipolla ...”.

La tecnica utilizzata è duplice: si tratta di due tecniche di animazioni differenti che qui si muovono parallelamente. Con la prima, chiamata CGI - la computer graphica - viene creata la storia principale; con l’altra, la Stop Motion, o tecnica a passo uno -  dove i fotogrammi sono tutti differenti - si trasferiscono letteralmente gli acquerelli dal tomo di Saint-Exupèry allo schermo permettendo di poter meglio distinguere quelle scene che riguardano strettamente l’opera letteraria e i suoi personaggi. E’ in questo modo che nelle scene in cui compaiono il  Piccolo Principe, l’aviatore, la volpe e gli altri personaggi del romanzo, lo spettatore ha la possibilità di creare un  legame intimo con l’opera cartacea, com’è giusto che sia, pur trovandosi di fronte allo schermo.

Il trasferimento in immagine dell’ “essenziale invisibile” non avrebbe potuto trovare soluzione migliore.

Il film ci propone quindi una storia nella storia: una ragazzina, di cui tra l’altro non veniamo a conoscenza del nome, vive sola con la madre - la figura del padre è testimoniata esclusivamente dai souvenir di vetro con la neve che le invia dalle varie città in cui si sposta per lavoro - in un mondo squadrato, dove il tempo e le giornate sono perfettamente scandite e organizzate; è proprio la madre a ideare per la figlia un preciso e minuzioso “piano di vita” che prevede ciò che la figlia andrà a fare in ogni momento della sua giornata e l’aiuterà a costruire il suo futuro da ‘grande’. La ragazzina è sommersa di libri e regole matematiche che la prepareranno ad entrare nella prestigiosissima Academy Werth.

Il nome della scuola allude chiaramente alla figura di Leone Werth, amico di Saint-Exupéry e colui al quale l’autore dedicò lo scritto.

Nella casa di fronte all’abitazione dove la bambina e la madre si trasferiscono vive un anziano alquanto strampalato che trascorre il suo tempo a tentare di sistemare un vecchio aeroplano.

Un giorno, mentre la ragazzina è intenta nei suoi calcoli matematici, dalla finestra della sua stanza (elemento architettonico che divide un mondo in bianco e nero da uno interamente a colori), entra planando sulla scrivania un piccolo aereoplano di carta: un pezzo di carta colorato in quella stanza fatta solo di grigi. Su quel pezzo di carta la ragazzina può leggere l’inizio di una storia, in cui un bambino chiede ad un aviatore precipitato nel deserto con il suo aereplano di disegnargli una pecora ... una pecora che possa divorare gli arbusti di baobab prima che questi soffochino il suo pianeta, l’asteroide B612.


Il racconto dell’avventura del vecchio aviatore nel deserto assieme alle pagine e ai disegni rinfusi del diario da lui conservato contribuiranno a creare un legame speciale tra l’anziano e la ragazzina fino a farle conoscere un mondo in cui l’essenziale ha ben poco a che fare con la sete di potere e di accumulare beni materiali ma che, al contrario, passa solo per la voce del cuore ed è “invisibile agli occhi”.

E’ così che la ragazzina, attraverso il racconto dell’aviatore, entra in contatto con il Piccolo Principe e con tutti i personaggi che fanno parte del suo viaggio.

Qui il termine “addomesticare” è da intendersi proprio con quel creare legami con qualcuno, prendersi cura dell’altro impiegando del tempo: “ ... è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante...”.

Questo addomesticare non ha nulla a che fare con il trasformare l’altro in qualcosa/qualcuno a nostro piacimento: si tratta di avere immensa pazienza e attendere, aspettare con ansia il momento dell’incontro, rispettandone tutti i riti : “ ... se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice...”.

Non più un Io e un Altro, ma un Noi ...


Si viene a creare in questo modo anche l’unicità dell’altro: “ ... tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo, ... I campi di grano non mi ricordano nulla... ma tu hai dei capelli color dell'oro ... il grano, che è dorato, mi farà pensare a te ...”.

Così si impara ad accettare, oltre alla presenza, anche l’assenza dell’altro: “ ... farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza ...”.


Anche la nostra protagonista è chiamata a questa dura fatica del crescere, al lasciarsi toccare e segnare dalla presenza e dall'assenza dell’altro: dovrà fare i conti con la possibile assenza dell’aviatore per il quale andrà in cerca del Piccolo Principe. Quando lo incontra lo ritrova però adulto, dimentico della sua infanzia, ormai ‘grande’, grande tra i grandi. Nel tentativo di riportarlo ad essere ancora bambino, capace di vedere ciò che è essenziale, incontrerà gli stessi tipi di umanità ‘adulta’ che aveva conosciuto il Piccolo Principe nel suo viaggio interstellare: una umanità composta di individui ossessionati solo da degli ideali di successo, un Re solitario, un Vanitoso, un Ubriacone che beve per dimenticare di essere un ubriacone, un Faccendiere impegnato a comprare e possedere stelle ...

Qui apprenderà che il Piccolo Principe aveva abbandonato il suo pianeta a causa della Rosa che aveva amato ma che, proprio per il suo egocentrismo e vanità, lo aveva spinto a lasciarlo. Più tardi si renderà conto che avrebbe dovuto giudicarla dagli atti e non dalle parole: “ ... mi profumava e mi illuminava. Non avrei dovuto mai venirmene via!”.

Ma si sa, amare ed essere amati non è facile: la Rosa non può fare a meno delle sue spine e il Piccolo Principe non può fare a meno di lasciarla per la sua vanità.

Nel suo viaggio sulla Terra il Piccolo Principe incontra anche un Serpente. Osservando che si può essere un pò soli nel deserto, gli domanda dove siano gli uomini, ma il Serpente gli risponde: “ ... si è soli anche con gli uomini ...”.


Il serpente riappare anche alla fine del libro; l’incontro col rettile e la scelta del Piccolo Principe di farsi mordere da esso per raggiungere di nuovo la sua Rosa crediamo rappresenti un pò la scelta di ognuno di noi quando deve decidersi e diventare ‘grande’: ogni qualvolta che ci troviamo di fronte ad un bivio, alla conseguenza di una scelta pericolosa e, allo stesso tempo, al coraggio che questa richiede, veniamo ricondotti a noi stessi, mutati ... ma a noi stessi, nuovamente presenti al nostro mondo.

Diventare adulti significa rischiare di far “morire” quel bambino, quel “piccolo” che c’è dentro ognuno di noi: lasciare che le spoglie dell’infanzia cedano il passo alle fattezze dell’uomo adulto ... che le vecchie vesti cadano come foglie secche, proprio come un serpente depone le sue vesti vuote ...

Anche la colonna sonora, curata da Hans Zimmer e Richard Harvey, risulta essere molto ben curata, soprattutto nei brani cantati da Camille Dalmais.


L’unica pecca del film è forse quella di contenere molta più poesia nella sua prima parte e di perdere un pò più di consistenza nella seconda; anche il doppiaggio in italiano non è fra i migliori: soprattutto nella voce, un pò improbabile, della volpe doppiata da Stefano Accorsi.


Infine, una curiosità: viaggiando nel web e tra le pagine di Saint-Exupery, ci siamo imbattuti in un video di una signora di nome Maddalena Balsamo che viene definita su Wikipedia “attrice italiana” e che commenta sul suo canale l’opera letteraria di Saint-Exupéry; ascoltando il suo commento e ripensando alla profondità di pensiero di questo piccolo gioiello letterario, ci siamo chiesti se la signora abbia mai letto il libro attentamente ... chissà?! a voi il giudizio ... nel frattempo ascoltiamo il delizioso brano leit-motiv del film: “Sois-moi”.

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Cinzia R.

www.cinziarossighion.it

   Le immagini fotografiche sono tratte da INTERNET

 
 

      Scheda del film

         tratto da Wikipedia

Titolo originale

                        Le Petit Prince

Lingua originale

inglese

Paese di produzione

Francia

Anno

2015

Durata

                               108 min

        Genere: animazione, fantastico

                  Regia: M. Osborne

         Soggetto: A de Saint-Exupéry

          Sceneggiatura: I. Brignull

        Musiche: R. Harvey, H. Zimmer

Sarà l’incontro con la Volpe, l’incontro con l’altro, l’occasione con cui stabilire un legame affettivo, condividere e ascoltare:

... Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro...”.

uesta una frase del commento del giornalista Davide Turrini che ha pubblicato l’articolo di polemica all’ultimo film di Zalone apparso sulla testata de Il Fatto Quotidiano dell’8 gennaio scorso e che Vi invitiamo a leggere. Niente di più vero, se avete avuto la sfortuna di assistere al film ma, come scrive Turrini, “si tratta di un

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fenomeno cinematografico chiaramente estemporaneo” - e noi echeggiamo “per fortuna!” - che di sicuro non lascerà alcuna traccia nel tempo: sia perchè manca di qualsiasi idea di fondo, sia perchè l’interprete/regista ricalca e scopiazza linguaggi già visti e sentiti.