“...adoro i fossati...”


                                 Isabel Archer

“Ritratto di signora “ (The Portrait of a Lady), 1996

Eppure si tratta di un’opera cinematografica estremamente complessa, elaborata, e come è solita la Campion fare con i suoi film, curata sin nei minimi dettagli: dalla chiave di lettura come dramma psicologico del romanzo (pubblicato nel 1881) dello scrittore Henry James, ai costumi, all’accentuato simbolismo, alla raffinatezza della fotografia e delle musiche del compositore polacco Wojciech Kilar, ai brani di Franz Schubert - quartetto per archi in Re min D 810 'La morte e la fanciulla' - ( “Impromptu No. 3 (D899)”  -  “Impromptu No. 4 (D899 )”  - “String Quartet in D minor (D810)”, che accompagnano, con l’alternarsi della loro energia e della loro dolcezza, le irrequitezze  e le debolezze del personaggio principale: la giovane Isabel Archer interpretata da una bravissima Nicole Kidman.

Siamo nell’Inghilterra di fine Ottocento; l’americana Isabel Archer rifiuta la proposta di matrimonio del giovane Lord Warburton: Isabel non se la sente di accettare, ciò che vuole è conoscere, fare esperienze, viaggiare...

Il cugino Ralph, malato di tisi, ammira il suo coraggio e ne resterà innamorato fino alla sua morte.

Ben presto la giovane diventa propietaria delle fortune dello zio,

Mr. Touchett, ma anche  vittima di un’amica, Madame Merle (Barbara Hershey), che la porterà in Italia, a Firenze, e qui la spingerà fra le braccia di Osmond  (John Malkovich), uomo tiranno ed ambiguo, padre della delicata Pansy (Valentina Cervi) che Isabel crederà figlia di un suo precedente matrimonio.

L’unione tra Isabel e Osmond si rivelerà ben presto per lei una prigione e la renderà estremamente fragile e infelice. La Signora Osmond scoprirà che la vera madre di Pansy, tenuta chiusa in un collegio, è in realtà Madame Merle, e che quest’ultima, insieme allo stesso Osmond, (del quale comunque sarà vittima quanto Isabel),  ha architettato tutto per assicurare un avvenire alla figlia.

Il film si apre con una serie di voci femminili che raccontano l’esperienza “del bacio” e “dell’amore”, come sottofondo ai titoli che scorrono.



“...sapete, è come guardarsi in uno specchio, uno specchio perfetto, lo specchio più fedele. Quando ami una persona, diventa come uno specchio che ti fa vedere come sei...”



Quindi, si inseriscono le musiche, bellissime, di Kilar e in bianco e nero una serie di figure femminili in epoca moderna, in una scena di esterni; mentre le giovani donne ballano, si alternano ad altri volti di donne sorridenti.



Una mano femminile scorre poi sullo schermo (molto surrealmente), con tatuato il titolo del film. Ecco che ci troviamo di fronte il volto della protagonista e il primo piano si concentra sui suoi occhi umidi di lacrime.

Ciò che emerge dalla figura di Isabel, è il ritratto di una donna moderna, che vuole conoscere il mondo...



”... non voglio perdere altre occasioni... le occasioni e i rischi della vita...

... parlo di vivere..”

...e del resto questa creatura così coraggiosa e sensibile, si rivelerà estremamente fragile, come tutti i personaggi femminili campioniani.

Le giovani donne che appaiono all’inizio sono un po’ tutte “Isabel”, sono l’incarnazione delle sue speranze nel futuro, della sua voglia di conoscere la vita.

Di sicuro questo è il film maggiormente simbolico della regista...

The Portrait of a Lady

...ogni sguardo dei personaggi significa “altro”: le mani, elemento ricorrente nei films della Campion e usate come strumento di espressione dei sentimenti, sono ricoperte in Madame Merle da guanti neri mentre stringono quelle candide di Pansy; Isabel bacerà per la prima volta Osmond nelle catacombe (amore/morte)...

...quando Isabel entra nella sua nuova casa, il portone si richiude alle sue spalle come una prigione; l’efficacia della scena è data ancora di più dalle riprese a rallentatore:              



                            ...ed è subito il buio...



Anche il cambiamento di Isabel da Signorina Archer a Signora Osmond avviene minuziosamente attraverso certe caratteristiche esteriori: dal semplice e innocente abito nero e l’acconciatura sempre un po’ disordinata, ai vestiti sontuosi, ai gioielli, all’aria sempre più pallida.

Non è possibile non dare almeno un accenno alle inquadrature così particolari degli edifici antichi che, nei loro improvvisi tagli in diagonale sullo schermo, contrastano, nella loro modernità, con l’ambientazione di fine Ottocento, così come colpisce tutta l’atmosfera fluttuante

tra l’onirico e il surreale nei viaggi di Isabel tra le piramidi o quando alle spalle di Osmond ruota il suo parasole a righe ...



Ben presto Osmond si rivelerà agli occhi di Isabel: da quello che inizialmente le sembrava un uomo “grande” e “dolce” ad un vero e proprio tiranno e violento, come marito e come padre; Pansy, nel giardino, non può in nessun modo superare l’ombra  che il palazzo proietta per terra, e certo lei non vuole disubbidire al padre... così come non potrà sposare Rosier, che lei ama, perchè Osmond ambisce a ben altro per lei...

L’infelicità di Isabel è totale; decide così, pur non trovando l’approvazione del marito, di rientrare in Inghilterra, dove il cugino Ralph, poco prima di morire, le confesserà il suo amore.


Nelle ultime sequenze del film, Isabel, vestita di nero,  è nel giardino della casa dello zio; cammina tra la neve e la macchina da presa riprende la Kidman dall’alto, attraverso il fitto incrociarsi dei rami scarni degli alberi, camminare lentamente, tra un albero e l’altro, sulla distesa bianca ... qui incontra Lord Warburton, ancora innamorato di lei ...



... Isabel gli si avvicina sempre di più, ma poi, improvvisamente, fugge verso la porta di casa, in una corsa al rallentatore e, stringendo la maniglia della porta, si volta inaspettatamente verso lo spettatore in un fermo immagine che, in questo caso, diversamente da “Lezioni di piano”,  lascia a noi l’interrogativo e il dubbio sulla sua scelta...



“...adoro i fossati...”

                                 Isabel Archer



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