Qui il termine “addomesticare” è da intendersi proprio con quel creare legami con qualcuno, prendersi cura dell’altro impiegando del tempo: “ ... è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante...”.
Questo addomesticare non ha nulla a che fare con il trasformare l’altro in qualcosa/qualcuno a nostro piacimento: si tratta di avere immensa pazienza e attendere, aspettare con ansia il momento dell’incontro, rispettandone tutti i riti : “ ... se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice...”.
Non più un Io e un Altro, ma un Noi ...
Si viene a creare in questo modo anche l’unicità dell’altro: “ ... tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo, ... I campi di grano non mi ricordano nulla... ma tu hai dei capelli color dell'oro ... il grano, che è dorato, mi farà pensare a te ...”.
Così si impara ad accettare, oltre alla presenza, anche l’assenza dell’altro: “ ... farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza ...”.
Anche la nostra protagonista è chiamata a questa dura fatica del crescere, al lasciarsi toccare e segnare dalla presenza e dall'assenza dell’altro: dovrà fare i conti con la possibile assenza dell’aviatore per il quale andrà in cerca del Piccolo Principe. Quando lo incontra lo ritrova però adulto, dimentico della sua infanzia, ormai ‘grande’, grande tra i grandi. Nel tentativo di riportarlo ad essere ancora bambino, capace di vedere ciò che è essenziale, incontrerà gli stessi tipi di umanità ‘adulta’ che aveva conosciuto il Piccolo Principe nel suo viaggio interstellare: una umanità composta di individui ossessionati solo da degli ideali di successo, un Re solitario, un Vanitoso, un Ubriacone che beve per dimenticare di essere un ubriacone, un Faccendiere impegnato a comprare e possedere stelle ...